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Come tutti gli antichi borghi del centro Italia, anche Gualdo Tadino ha le sue antiche tradizioni. La più importante è senza alcun dubbio quella legata ai Giochi de le Porte. Si hanno notizie risalenti al XVII secolo di giochi equestri praticati a Gualdo che sono tornati a far parte della città alla fine degli anni Settanta. Tutto si basa sulla divisione del paese in quattro Porte: San Donato, San Facondino, San Benedetto e San Martino. Il venerdì dell’ultimo fine settimana di settembre i giochi vengono inaugurati dalla lettura del Bando del Gonfaloniere e dall’apertura delle taverne che partecipano ad un primo colorito corteo seguito dall’esibizione dei tamburini e degli sbandieratori. Il sabato è il giorno del corteo storico. La città fa da sfondo ad una vera e propria rievocazione della vita quotidiana gualdese nel tardo medioevo. Al termine della sfilata, i priori di ogni Porta lanciano la sfida agli avversari. Il giorno clou è la domenica, quella della competizione vera e propria. Non prima però di aver svolto delle operazioni preliminari. Prima di tutto viene fatta la presa del carretto, poi viene sorteggiato l’ordine di partenza delle gare e, come preludio finale, avviene un’ultima sfilata. I giochi sono divisi in quattro competizioni: la prima è la corsa dei somari a carretto cronometrata, il tiro alla fionda basato sulla rottura del cuore di ceramica della Bastola, il tiro con l’arco e infine la gara più attesa di tutte, la corsa a pelo dei somari. Chi ottiene più punti vince il palio. Domenica a mezzanotte si svolge lo scambio dei fazzoletti che sancisce la pace fra le Porte e la fine dei giochi.

I vincitori hanno l’onore di bruciare la Bastola. Poeti, artisti, scrittori e storici hanno dipinto la Bastola alternativamente come strega, anima perduta, malvagio essere notturno. Ancora oggi è grande il mistero attorno alla sua figura, l’unica cosa certa è che è considerata la nemica della città per aver dato Gualdo alle fiamme nel XIII secolo.

Ma la storia della Bastola è molto più complessa e dolorosamente affascinante. Nata senza padre da una curatrice, seguì le orme della madre, la quale morì in un incendio. Il suo nome era originario era Bartola, ma venne storpiato in Bastola da un ubriaco. Un nobile la cui moglie era malata chiese il suo aiuto. I tentativi di guarigione però non andarono a buon fine. Un secondo incendio colpì la città e la Bastola fu indicata come vero e proprio capro espiatorio. In seguito, Federico II si ritrovò a Gualdo e decise di aiutare la popolazione locale a ricostruire la città, in particolare rocca Flea.

Proprio dalla Bastola trae origine l’omonima birra dal colore ambrato scuro tendente al rosso, dal gusto intenso, secco, leggermente amaro e con retrogusto caramello e nocciola . La schiuma è compatta, cremosa e aderente. Non filtrata, non pastorizzata, ad alta fermentazione e rifermentata in bottiglia. Federico II ha due birre a lui dedicate. La prima ha un colore giallo intenso, è prodotta con malto d’orzo al 100%. Ha un gusto fresco, tendenzialmente amaro e con retrogusto erbaceo. La Federico II Extra è invece una doppio malto ed ha un colore ramato.

Quest’anno, nel rispetto delle norme anti-covid, i giochi non verranno disputati. Il modo migliore per onorarli lo stesso è passare una bella serata in compagni di buoni amici, buon cibo, e brindare con Bastola, Federico II, Federico II extra a Gualdo, alla sua innata eleganza, ai suoi giochi e alla sua gente. I giochi del prossimo anno saranno ancora più belli.

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